SE FOSSIMO ADULTI, CON LA MENTE DI UN BAMBINO...


Vi siete mai chiesti come potrebbe essere la nostra vita se la vivessimo in un corpo da adulti, ma con la mente di un bambino?

Io me lo sono chiesta, sarà che mi trovo quasi ogni giorno a lavorare con i bambini, a immergermi nel loro mondo insegnandogli a ballare, ad esprimersi attraverso la musica e il movimento, e forse sarà anche perché in fondo, sono rimasta un po’ come loro.

Li osservo di continuo, nel loro modo di apprendere, di impegnarsi per migliorare, nei risultati che raggiungono tanto rapidamente da lasciarmi incredula. Ascolto le loro domande, le loro osservazioni e mi diverte tanto ascoltare le loro idee e i loro consigli su come migliorare una coreografia (alcuni sono davvero dei geni del male)

In tutto questo mi sono sempre chiesta, e se oggi avessi 8 anni, come affronterei la mia vita quotidiana?

Di sicuro mi concederei più riposo, ascolterei di più i miei bisogni e sarei più onesta con me stessa. Farei più spesso quello che mi piace, e meno quello che detesto, anche se poi lo dovrò fare comunque perché mamma e papà me lo hanno sempre detto.

Mangerei quando ho veramente fame, non mi strafogherei di dolci solo perché sono annoiata o triste, in quel caso avrei sicuramente qualche soluzione migliore da mettere in atto.

Mi soffermerei un po’ di più a guardare le persone intorno a me, incuriosita da un atteggiamento, un vestito sgargiante, una frase, o una camminata goffa, e forse, riderei di più.

Non avrei tutta questa paura di ciò che non conosco, ma mi entusiasmerei per ogni cosa che ancora non so, mi butterei a capofitto senza temere troppo le conseguenze di un salto nel vuoto, divertendomi a cambiare le cose ogni volta che sia possibile farlo.

Proverei a comporre un puzzle cercando i pezzi giusti, ma divertendomi a provare ad attaccare tra loro, pezzi sbagliati, così, per vedere se riesco a creare un'immagine diversa.

Penserei di più al vivere giorno per giorno, giocherei con i giocattoli del presente senza rimpiangere quelli del passato o fremere per quelli del futuro che ancora non esistono, e nemmeno so che forma abbiano, e se ci fosse un giocattolo che davvero vorrei, combatterei con tutta me stessa per ottenerlo, magari ci potrebbe pensare Babbo Natale leggendo la mia lettera, carica di tutta la fede e speranza che ho in corpo.

Se cadessi e mi sbucciassi un ginocchio, basterebbe una parola confortante di chi mi vuole bene, o una bella giornata di sole a farmi immediatamente dimenticare quel dolore.

Forse chiederei più spesso a chi è più timido di giocare con me, senza pensare che se rimane in disparte debba essere per forza un asociale problematico.

Prenderei i problemi quotidiani meno sul serio, mi soffermerei a pensarci per un decimo del tempo che utilizzo adesso, e userei le energie che rimangono per creare mondi nuovi, inventare realtà che potrei vivere, nutrire la mia fantasia, di conseguenza forse, le soluzioni arriverebbero più rapidamente.

Non avrei paura di fare errori, anzi, a volte lo farei anche apposta, perché sbagliando più spesso, capirei come fare meglio ogni cosa.

Non direi mai “non ci riesco”, magari lo direi solo a voce, ma non lo crederei possibile, perché cascasse il mondo, se un altro bambino riesce a fare qualcosa di difficile, ci posso riuscire anch’io, e ci proverei fino allo sfinimento, fino a cadere ogni giorno e scorticarmi gomiti e ginocchia per le cadute continue, ma alla fine, ce la farei.

Crederei che quando un dentino cade, e fa tanto male, è segno che stiamo crescendo, e poi, dopo tanto dolore, un topolino o una fatina la notte metterà una moneta sotto al cuscino.

Credere. Si, dovremmo credere di più. Credere che ognuno di noi sia speciale proprio perché diverso dagli altri, e solo rimanendo se stesso, farà la differenza.

Dovremmo credere che i sogni son desideri, che l’isola che non c’è è sempre raggiungibile, basta alleggerire i pensieri, che dopo un sonno di cento anni, possiamo essere risvegliati dal bacio del vero amore, che la vera bellezza si trova nel cuore, che possiamo colmare ogni distanza, e se serve, barattare la voce per un paio di gambe e uscire dall’acqua.

Lo so, si fa presto a dirlo, penserai, ma la vita da adulti è un'altra cosa.

E' vero, crescendo impariamo che cadendo possiamo farci veramente tanto male, e spesso andare avanti non è facile. Ma se ci pensiamo bene, in qualche modo poi, ci rialziamo, ci rialziamo e andiamo avanti, dopo ogni batosta, ogni delusione, ogni perdita, dopo ogni volta che il mondo ci crolla letteralmente addosso. E se lo facciamo, è solo perché dentro di noi, un bambino addormentato, con un filo di voce ci sussurra "Ce la farai..."

E' questa la vera magia...

Non smettiamo di credere che sia ovunque, che sia sempre presente. La nascita stessa è una magia, la natura è la prova più schiacciante dell’esistenza di qualcosa di superiore, come possiamo non credere a tutto questo?

Impariamo a rimanere bambini, lo siamo stati, e lo siamo ancora dietro a quegli strati di protezione dal mondo esterno. Siamo caduti tante volte, è vero, e forse ci siamo attrezzati talmente bene per proteggerci, da aver soffocato quel bambino nel profondo del cuore. Ma è proprio questo il motivo delle nostre sofferenze, la vera cura, è ritrovare quel bambino e nutrirlo, molto spesso è lui che sa davvero cosa sia giusto per noi.

La vita è proprio assurda, tanta voglia di crescere, per poi accorgerci che rimanere bambini, è la cosa più bella che ci sia!

(Peter Pan)

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