EQUILIBRIO: lo desideriamo o lo temiamo?


Questo articolo nasce da una riflessione profonda che ho fatto durante una mia classe di Yoga qualche giorno fa.

Stavo insegnando Shisrsasana, la verticale sulla testa, una delle asana che amo di più, una delle più potenti e con i maggiori benefici.

Stavo facendo assistenza ad una mia allieva che aveva molta paura di affrontarla, ma allo stesso tempo una voglia incredibile di impararla.

Combattuta tra il desiderio di salire in verticale e la paura di cadere, stava vivendo un momento di frustrazione dal quale non riusciva ad uscire.

Mi sono avvicinata per farle assistenza incoraggiandola a non avere paura e ad affidarsi a me, e nel momento in cui si è trovata in verticale nel punto centrale di equilibrio, pur avendo il mio sostegno, si è spaventata e ha iniziato a scalciare per scendere....tra l'altro rischiando di uccidermi :) (i rischi del nostro mestiere)

Questa scena si è ripetuta più volte durante la pratica, ogni volta che la portavo in equilibrio lei si spaventava e scalciava per scendere.

Quello che ha vissuto la mia allieva, è ciò che viviamo un po' tutti sia sul tappetino che nella vita quotidiana.

Questa ragazza cercava a tutti i costi il suo equilibrio, ma appena lo trovava, appena si sentiva allineata sopra alla testa, si spaventava per la sensazione di vuoto che iniziava a provare, e combatteva per ritornare al punto di partenza, dove tutto doveva ancora iniziare e poteva continuare a provare il desiderio di arrivare a quel vuoto concentrandosi su ciò che non andava nella sua tecnica.

Non è una cosa strana.

Nel momento in cui siamo in equilibrio tutto si ferma, non abbiamo più niente di cui lamentarci, ci sentiamo talmente allineati, talmente leggeri da temere di cadere e perdere quella sensazione.

Quindi preferiamo rinunciare subito, scendere prima possibile, perché tornare a ciò che conosciamo, anche se pieno di tensioni e frustrazioni, è comunque meno rischioso di cadere da una verticale sulla testa.

Questo discorso ha in se del vero, è naturale che ci faccia paura, ma allora perché lo desideriamo così tanto?

Se questa teoria fosse totalmente reale, allora per coerenza dovremmo evitare completamente di provare ad impararla, dovremmo rimanere in Balasana (posizione del bambino) mentre tutti gli altri provano a salire in Shisrsasana.

Se non lo facciamo, se non ci accontentiamo di rimanere a guardare gli altri mentre provano a raggiungere un risultato, allora significa che vogliamo di più che rimanere in Balasana.

Vogliamo avere la possibilità di guardare il mondo da una prospettiva diversa, di capovolgere la nostra visione delle cose in un'asana a testa in giù.

Vogliamo sperimentarci in qualcosa di nuovo, scoprire lati diversi di noi stessi, sbloccare energie stagnate nel nostro corpo, vincere una sfida interiore, provare adrenalina e pace allo stesso tempo.

Le posizioni di equilibrio, specialmente quelle capovolte, ci insegnano proprio questo, ci insegnano ad accettare le frustrazioni create da desiderio e paura, ci insegnano a godere di quel vuoto, di quell'equilibrio che a fatica troviamo e di farlo senza temere di perderlo.

Ci insegnano a percepire il tempo che si ferma, i pensieri che si azzerano, a respirare solo il momento presente, perché sarà proprio pensare al passato o al futuro che ci farà cadere da Shirsasana.

Per trovare l'equilibrio dobbiamo essere concentrati sul momento presente, dobbiamo spazzare via tutto ciò che ci appesantisce e ciò che non ci serve. Essere nel qui e ora.

E se dovessimo cadere?

Potremmo fare una capriola, rialzarci e riprovare da capo.

Finché la mente non sarà talmente sgombra da rendere il corpo leggero come una piuma e fermare lo scorrere del tempo, facendoci entrare nella nostra personale Shirsasana.

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